Culto vietnamita

 

Autel per i mortiSi riferisce all’insieme delle pratiche e credenze religiose basate sull’idea che i membri defunti di una famiglia o di un clan veglino sui propri discendenti e siano in grado di influire positivamente o negativamente sul loro destino. I riti associati al culto degli antenati hanno in genere lo scopo di assicurare che gli antenati siano felici e bendisposti verso la propria discendenze. Da ognuna di queste religioni il popolo vietnamita ha tratto dei tratti caratteristici della sua cultura: il culto degli antenati insegna il dovere di comportarsi bene e restare fedeli ai valori trasmessi dagli avi.

Il culto dei morti era praticato in Vietnam sin da tempi antichissimi, molto prima dell’arrivo delle prime ondate immigratorie dalla Cina meridionale, ma il confucianesimo ha dato senza dubbio una visione organica ai rapporti tra la generazione vivente e gli antenati, rapporti dai quali dipende non soltanto la pace e la tranquillità delle anime dei defunti, ma anche la felicità e la fortuna dei vivi.

Secondo le credenze popolari legate al confucianesimo, ogni essere umano possiede un numero considerevole di anime: dieci per gli uomini e dodici per le donne; tra queste anime ci sono gli hon (in numero fisso di tre tanto per gli uomini quanto per le donne) che si stabiliscono nel corpo umano al momento della concezione, e i via (sette per ogni uomo e nove per ogni donna), che si insediano nel corpo umano al momento della nascita. Gli hon e i via, che sono puri e semplici geni personali, restano in contatto permanente con gli antenati e con le forze della natura, dotate esse stesse di spiriti.

Il prevalere degli spiriti buoni su quelli cattivi determina la felicità o l’’infelicità di un uomo: ecco perché bisogna sempre tenersi amico tanto gli hon quanto i via; se essi infatti prendono di mira una persona per qualsiasi torto subito, questo non può trovare la felicità e la tranquillità se non placando gli spiriti stessi.

Al momento della morte, i via sono richiamati dagli dei, ma gli hon rimangono sui luoghi di esistenza terrena del defunto e sono oggetto della venerazione popolare. Quando una persona muore, si compone una specie di scapolare che viene deposto sull’altarino degli antenati ed in esso si trasferiscono gli hon del defunto per continuare ad abitare sotto lo stesso tetto dei famigliari ancora vivi. La presenza degli antenati nel sacello famigliare è quindi reale e non soltanto simbolica perché gli hon continuano a partecipare delle gioie e dei dolori dei vivi, i quali ricorrono ad essi per chiedere consigli, per offrire doni e per rivolgere preghiere di ringraziamento.
Gli hon continuano ad abitare la casa del defunto per cinque generazioni e per tutto questo periodo i loro scapolari vengono conservati sull’altare famigliare: dopo la quinta generazione, lo scapolare viene tolto e gli hon di quel defunto vengono venerati soltanto come antenati generici.

La profanazione della memoria di un antenato è cosa che un vietnamita non riesce nemmeno a concepire. Gli antenati sono venerati da tutti, non soltanto dai loro famigliari stretti; le tombe sono oggetto di frequentissimi pellegrinaggi, mentre i sacelli famigliari sono continuamente adornati di fiori e da lampade o candeline accese.

Il culto dei geni

Per i vietnamiti, i loro geni può proteggergli contro il male. Ogni villaggio ha uno o più spazi dedicati nei templi nelle pagode. Ci sono spiriti del vento, i raccolti, il matrimonio …. nelle case, l’altare della “casa ” e’ pieno di offerte onori per il genio del loro suolo e della loro casa.ban tho than loc than tai

In tutti i luoghi in cui vi è il commercio, c’è sempre un altare dove c’è il culto di due geni: il genio di fortuna e successo.

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