La storia della Birmania

I primi insediamenti umani nella regione birmana risalgono a circa 13.000 anni fa. Tuttavia, il primo popolo civilizzato ad aver abitato le sponde del fiume Irrawaddy fu quello dei Mon, probabilmente nel 3000 a.C. Nel I secolo a.C. questa zona venne abitata dai Pyu, una popolazione dedita al commercio con Cina e India, il cui predominio durò fino alla metà del IX secolo.

I Birmani, o Bamar, cominciarono a migrare dal Tibet verso la valle dell’Irrawaddy nel IX secolo. Nell’anno 849 stabilirono un regno potente con capitale Bagan, chiamato comunemente primo impero birmano. Verso la fine del Duecento i Mongoli invasero il regno, ma nel 1364 i Birmani lo ristabilirono ad Ava, che venne a sua volta saccheggiata dagli Shan nel 1527.

Nel frattempo, i Mon si erano ristabiliti a Pegu (Bago), divenuta un importante centro commerciale e religioso.

Molti Birmani fuggiti da Ava migrarono a Toungoo, dove nel 1531 fondarono il regno di Toungoo sotto il comando di re Tabinshwehti, che riunificò la Birmania dando vita al secondo impero birmano. La ribellione interna dei Mon, aiutati dai francesi, condusse al crollo del regno nel 1752.

Una nuova dinastia, quella dei Konbaung, riprese ben presto il controllo del paese. Il capo del piccolo villaggio di Konbaung, Alaungpaya, nel 1759 riunificò il paese costituendo così il terzo impero birmano. Sotto questa dinastia la Birmania arrivò anche ad occupare il Siam, ma la Dinastia Qing della Cina, spaventata dall’espansione birmana, tentò di invaderla quattro volte dal 1766 al 1769, ma senza successo. L’impegno sostenuto per respingere le invasioni cinesi portò alla perdita del controllo del Siam. Dopo le guerre Anglo-Birmane del XIX secolo la Birmania sconfitta divenne una provincia dell’India britannica con capitale Rangoon.

Nei decenni precedenti la seconda guerra mondiale nacque e si sviluppò, soprattutto fra gli studenti universitari, un movimento per l’indipendenza che, a guerra iniziata, si alleò con i giapponesi contro l’impero britannico.

Il neonato esercito birmano (guidato dal generale Aung San) insieme a quello del Giappone sconfissero gli inglesi e nel 1942 i britannici furono espulsi dalla maggior parte del territorio. Tuttavia, i giapponesi si comportarono ben presto come una potenza imperialista, e l’AFPFL (Lega Libera delle Persone Antifasciste), guidata sempre dal generale Aung San, fu costretta a richiedere aiuto all’Inghilterra. I giapponesi furono cacciati dalla Birmania nel maggio 1945, e il paese tornò in mano britannica.

I negoziati per l’indipendenza si conclusero con successo il 27 gennaio 1947. Ma il 19 luglio 1947 (ancora oggi celebrato come “giorno dei martiri”) Aung San ed alcuni suoi compagni vennero assassinati da rivali politici.

Il 4 gennaio 1948 la nazione divenne una repubblica indipendente, conosciuta come Unione della Birmania.

La figlia del generale Aung San, Daw Aung San Suu Kyi, rientrò in Birmania nell’anno 1988 fondando un nuovo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia. Da allora si batte per instaurare un regime democratico nel paese. Per i suoi sforzi e per la scelta della “non violenza” è stata insignita del Premio Nobel per la Pace nel 1991.

Da segnalare inoltre che nel 1961 un birmano, U Thant, venne eletto segretario generale dell’ONU; era il primo presidente non occidentale a dirigere l’organizzazione internazionale.